L’arte e la vita

L’arte ha avuto nella storia umana funzioni diverse, a seconda dei periodi e delle civiltà: magiche, religiose, di coesione sociale, etiche, pedagogiche, pratiche, e anche terapeutiche. Funzioni che hanno spesso convissuto tra loro.  

Dalle pitture rupestri alla tragedia greca, dalle sacre rappresentazioni al teatro moderno, dagli affreschi alle forme “psichedeliche” delle vetrate e dei rosoni delle cattedrali medioevali, le varie forme dell’arte hanno sempre contenuto un aspetto catartico sia individuale che sociale: "la purificazione immediata o personale e la purificazione sociale" (Sastre.Tragedia. 1953).

Nell’era moderna e contemporanea, e in particolare in occidente, l’arte è stata considerata “fine a se stessa”, autonoma dalle altre sfere del sociale, per liberarla dai legami religiosi, ideologici, politici, ecc. Ma ha continuato e continua a svolgere una funzione trasformativa ed un ruolo sociale importante. Anche se si è parlato di “morte dell’arte” , l’arte è viva e vegeta. Solo ha spostato il suo accento da alcune forme tradizionali ad altri e nuovi linguaggi.

L’arte moderna e post-moderna è stata caratterizzata da alcune tendenze particolari: da un lato è entrata in crisi rischiando addirittura di morire, come ho detto; dall’altro ha utilizzato ogni tipo di materiale, fino ad includere le “materie” più disparate e nuove: dalla plastica ai materiali e oggetti diversi e quotidiani, compresi i rifiuti, della pop art e dell’arte contemporanea, alla luce stessa nella fotografia e nel cinema, e nuovi supporti, dalla celluloide nel cinema, al nastro magnetico, ai bit del digitale, ecc.; e includendo tra essi il corpo umano, dalla danza alla body art. E inoltre fino ad includere gli aspetti più diversi e improbabili del “fare”: dal gesto all’happening, dai comportamenti agli allestimenti più disparati, dal mescolare macchie di vernice alla copertura di monumenti e palazzi, ecc. Ed infine ha mostrato, con l’opera aperta, la tendenza a proporsi come processo in continuo divenire, frutto di un rapporto continuamente rinnovato con i fruitori. [Cfr. U. Eco, Scritti di estetica]

Sono stati tutti tentativi, non sempre pienamente consapevoli, di avvicinarsi alla realtà e alla vita, in tutte le loro manifestazioni, comprese quelle più contraddittorie e quelle più sgradevoli e squallide, anche rinunciando ai privilegi accumulati nel tempo dall’arte e dagli artisti rispetto alle altre attività umane e ai “comuni mortali”. Questi sviluppi diversi del “fare” e della “materia” che lo incorpora – e in particolare la body art e l’happening – aprono all’attività artistica prospettive nuove: considerare il “fare” artistico la trasformazione esistenziale dello stesso artista e come “materia” la sua stessa esistenza, il suo stesso “Io”.

La filosofia estetica contemporanea ha considerato la capacità formativa dell’arte come una componente essenziale della natura umana.Poiché la vita umana è tutta invenzione, produzione di forme, l’arte modifica la nostra capacità formativa e quindi lo stesso nostro modo di vedere e formare la realtà e la vita [L. Pareison, Teoria della formatività].

Alcune teorie estetiche hanno considerato la stessa vita come possibile opera d’arte. In particolare, all'inizio della seconda metà del XIX secolo, di fronte all'oppressività del mondo industriale, all'ampliarsi delle metropoli percorse da folle immense e anonime, all'insorgenza di nuove classi tra i cui bisogni urgenti non s'impone certamente quello estetico, l’artista sente minacciati i propri ideali, decide di farsi "diverso". Prende forma una vera e propria religione estetica, e all'insegna dell'Arte per l'Arte, s'impone l'idea che la Bellezza sia un valore primario da realizzare a ogni costo, a tal punto che per molti la vita stessa andrà vissuta come opera d'arte. Si sviluppa inoltre l'impulso, già presente nel Romanticismo, a conquistare al mondo dell'arte gli aspetti più inquietanti della vita, la malattia, la trasgressione, la morte, il tenebroso, il demoniaco, l'orrendo [U. Eco, Storia della Bellezza].

Recentemente questa concezione del rapporto tra vita ed arte ha avuto nuovi sviluppi. Di fronte alla profonda crisi di senso che caratterizza le società occidentali contemporanee, sia la filosofia, che la psicologia che la sociologia hanno ricercato nell’arte una nuova fonte di senso per la vita dell’uomo.

In filosofia è emerso un ampio filone che fa dell’arte di vivere il fondamento del lavoro del filosofo, fino a creare la nuova attività professionale del “counseling filosofico”.

In psicologia l’uso dell’arte e del cinema in particolare come strumento di presa di coscienza e di trasformazione e ha avuto un grande sviluppo. Ma è proprio l’arte di vivere, cioè il fare della propria esistenza un’occasione ed un terreno di creatività artistica, che ha avuto a partire da Eric Fromm un nuovo sviluppo.

In sociologia, lo stesso Zygmunt Bauman, il grande sociologo che ha teorizzato la “società liquida”, ha scritto un libro dal titolo “L’arte della vita”, in cui dice che “la nostra vita è un’opera d’arte, che lo sappiamo o no, che ci piaccia o no”….”La vita, se è vita umana – la vita di un essere dotato di volontà e di libera scelta – non può non essere un’opera d’arte”.

Recentemente la sophia-art di A. Mercurio ha ripreso e sviluppato questi concetti con la metafora del David di Michelangelo ed il mito de “la vita come opera d’arte”.

Nel 1501 Pier Soderini affida a Michelangelo un “marmo sciupato”, giacente all'Opera del Duomo.
Era un grande blocco di marmo di nove braccia che, malauguratamente, nel 1464, era stato iniziato da Agostino di Duccio, il quale pensava di ricavarne un gigante. Agostino aveva cominciato col fare il foro fra le gambe, ma aveva lavorato talmente male che il marmo ne risultava storpiato e gli Operai di Santa Maria del Fiore, ritenendolo irrecuperabile, lo avevano abbandonato già da 36 anni. Michelangelo riuscì infine dopo ripetute richieste a farselo affidare per lavorarci e da quel blocco di marmo difettato oggi possiamo ammirare il David. Antonio Mercurio utilizza questa notizia storica carica di suggestione per sottolineare la possibilità di ogni uomo di porsi come artista della propria vita, cioè di diventare capace di utilizzare tutti i “materiali”,  anche i più poveri e difettati (quali esperienze traumatiche e dolorose, avvenimenti, esperienze, vittorie, sconfitte, dolori, gioie) per applicarvi sopra l’approccio artistico e trasformare creativamente la propria esistenza.


Il Davide di Michelangelo

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Commenti più recenti

04.05 | 12:29

Mi fa molto piacere il suo commento. Massimo Calanca

...
04.05 | 12:05

parole chiare che mi orientano

...
31.05 | 11:43

Grazie Massimo e Giuliana, avete creato una delle più grandi scuole di formazione, di vita, di gioia che e di trasformazione della persona che esiste.

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30.05 | 23:51

Grazie Massimo per le belle parole e per avermi insegnato a crescere.

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