Identità individuale e identità sociale

Identità individuale e identità sociale e di gruppo. Il Noi e la socialità: la coralità e il principio organismico

Ma come possiamo porci oggi il rapporto tra identità individuale e identità sociale, senza rinunciare alle conquiste della modernità in tema di soggettività, ma anche senza rinchiuderci in un individualismo distruttivo e senza speranza? Per spiegare come la penso introdurrò una serie di concetti:  la metafora dell’organismo e il pensiero sistemico; dalla cellula al corpo, dal corpo alla specie, dalla specie all’ecosistema e all’organismo terra; la rete di reti, la autopoiesi e le proprietà e emergenti;  la società e i sistemi sociali come reti di organismi e come reti di reti di organismi; ed i gruppi sociali come organismi e come reti di organismi individuali.

La metafora dell'organismo

Una metafora che può aiutarci a comprendere il rapporto fra identità individuale e identità sociale e di gruppo è quella dell’organismo. (cfr. Antonio Mercurio, La nascita della Cosmo-Art, a cura di Massimo Calanca. Cfr. in particolare il concetto di principio organismico). Metafora che può estendersi al rapporto tra l’uomo, la natura (cioè il mondo terrestre, sia organico che inorganico) e l’universo.

La rete delle reti

Secondo il pensiero sistemico, che si va affermando sempre più nella scienza contemporanea, c’è un sistema di rapporti complessi e reticolari che lega fra loro tutte le componenti della natura: dalle particelle subatomiche agli atomi, dagli atomi alle molecole, alle cellule, ai corpi, alle specie, all’ecosistema, all’organismo terra (teoria di Gaia). Tutti questi elementi sono composti da reti e a loro volta appartengono ad una rete, che a sua volta partecipa ad altre reti, fino a formare un tutto che è sistema di reti, una rete di reti. (Cfr. Fritjof Capra, La scienza della vita e La rete della vita). Questa visione può estendersi all’intero universo.

Le proprietà emergenti

Ogni rete crea una nuova proprietà e emergente, che è propria della rete e non apparteneva prima a nessuna delle sue componenti, ma scaturisce dalla nuova complessità strutturale e dalla nuova organizzazione cooperativa.

Almeno a livello biologico ognuna di queste reti, dalla più semplice alla più complessa, è dotata di capacità autopoietica, cioè auto-costruttiva, auto-rigenerativa e auto-riproduttiva. Anche l’autopoiesi è una proprietà emergente della complessità.

Le reti funzionano attraverso continui scambi reciproci di comunicazioni e di feed-back, che inducono modifiche di comportamento dei singoli nodi e continui adattamenti alle sollecitazioni del contesto, dell’intera rete e dell’ambiente cui la rete partecipa.

 La società come organismo

La metafora dell’organismo e il concetto di rete delle reti possono essere estesi dalla vita biologica alla vita sociale, al rapporto tra individuo e gruppo e tra gruppo e società, almeno nell’ambito del dominio linguistico che costituisce l’habitat della specie umana. (Cfr. Luhmann Niklas, The Autopoiesis of Social Systems).

Anche le società si comportano come organismi e come reti autopoietiche. Questo vale per i gruppi di animali e per le società di insetti, ma vale in modo particolare per le società umane.

Lo sviluppo moderno dell’individualità e della soggettività, che specialmente nelle società occidentali rischia di sfociare nell’individualismo assoluto, ha generato processi centrifughi disgreganti negli organismi sociali tradizionali (dalla famiglia, alla comunità locale, allo Stato nazione, ecc.).

Esso è stato sostituito da un altro sistema reticolare di forze centripete, basato sulla tecnologia (le reti informatiche), sull’interdipendenza economica, sulla reciprocità degli interessi (per quanto enormemente ed ingiustamente disuguali), sull’omologazione dei valori e dei comportamenti, sulla tendenza alla globalizzazione.

Questo sistema, che è essenzialmente il Mercato, genera però frammentazione e squilibri sempre più gravi. “L’unico grande racconto tuttora in atto nella società, quello del Mercato, differisce da tutti quelli che lo hanno preceduto perché non favorisce la formazione di identità stabili, anzi fa tutto il possibile per disfarle… La circolazione delle merci esige – oltre alla crescente omogeneizzazione della domanda – l’instaurazione di un soggetto instabile, aperto a tutte le sollecitazioni consumistiche,…. che ha perso qualsiasi spirito critico e ogni vera personalità, ossia di un individuo alleggerito da ogni legame simbolico”. (Cfr. Alain De Benoist, op. cit.) A livello sociale e planetario, “la New Economy è una meta-rete globale di complesse interazioni umane e tecnologiche, strutturate in molteplici catene di retroazioni… che producono un’infinita varietà di fenomeni emergenti. La sua creatività, la sua adattabilità e le sue capacità cognitive ricordano senz’altro le reti viventi; essa, però, manca di quell’altra proprietà chiave della vita che è la stabilità…. Così che il sistema, nel suo complesso, viene a sfuggire al controllo”.(Cfr. Fritjof Capra, op. cit.).

I valori su cui il mercato si basa sono la competizione, l’arricchimento, la crescita costante dei consumi, che hanno portato alla formazione di quello che E. Fromm ha chiamato “il carattere mercantile”, per cui, se vuole avere successo, l’uomo deve perdere il suo Sé e il suo “essere per sé”. Anche l’essere umano “diventa una merce esibita sul “mercato della personalità”… “deve continuamente mutare il proprio Io in obbedienza al principio: “Io sono come tu mi desideri” …. Ma “laddove manca un Sé autentico, non può neanche esistere un’identità”.( Cfr. Erich Fromm, Avere o essere?).

Queste forze centripete e reticolari della società umana moderna e contemporanea, sono state e sono attualmente affermate a discapito della rete di reti cui la nostra specie appartiene al livello naturale, cioè dell’organismo terra e dell’ecosistema della vita biologica. E rischiano anche di inaridire la stessa spiritualità umana, cioè le conquiste della cultura, faticosamente acquisite in centinaia di migliaia di anni. Sia l’una che l’altra tendenza fanno temere addirittura il rischio che si possa distruggere, con la terra, la vita biologica e, con la cultura, quella spirituale; e che la specie umana distrugga, insieme a tutto questo, se stessa.

Soluzioni che guardano al futuro

La soluzione a questi pericoli non può essere il ritorno al passato, la rinuncia allo sviluppo dell’individuo e della soggettività, per recuperare antiche forme di funzionamento della rete delle reti della società. O meglio, anche il recupero di alcuni valori che presiedevano a queste forme di funzionamento può essere importante, ma va realizzato nell’ambito di un nuovo equilibrio, di una nuova forma delle relazioni sociali, che comprenda ed integri la soggettività e la particolarità di ogni individuo.

C’è bisogno per ciò di affermare nuove modalità del vivere sociale, nuove forme dell’organismo società e dell’organismo specie umana, nell’ambito dell’organismo terra e della rete delle reti della vita e in armonia con esse. E in questo c’è bisogno di utilizzare sia la tendenza conservatrice sia la spinta innovatrice che caratterizzano l’evoluzione della natura, della vita e della cultura.

Il binomio identità e innovazione rappresenta i due poli della dialettica tra i quali deve ricercarsi la nuova sintesi del principio organismico. Una sintesi che deve unificare sia il "principio speranza" di cui ci ha parlato Ernest Bloch ne Il principio speranza  (cioè quell'impulso fondamentale che spinge l'essere umano dal già raggiunto" al "non ancora", dalla realtà com'è all'utopia) e il "principio responsabilità" di cui ha scritto Hans Jonas (che considera ciò che esiste il frutto faticoso di una lunghissima evoluzione, che come tale va salvaguardato gelosamente, senza metterlo a rischio con l’utopia del progresso).

Oltre che sui valori della democrazia e dei diritti dell’uomo, che sono diventati una base culturale comune  delle Nazioni Unite, - e, nel nostro paese, della Carta Costituzionale - un vivere sociale rinnovato deve fondarsi su una modalità di rapporto fra gli individui basata sull’amore e l’amicizia, sentimenti e decisioni di comportamento che, dai rapporti familiari e di coppia, devono estendersi nella pratica dei rapporti con il “prossimo”, cioè con gli altri con cui siamo in rapporto più continuo; ma anche, idealmente ed emozionalmente, con gli esseri umani più lontani e con tutte le parti della natura intesa come organismo unico.

Ciò non esclude la competizione, al fine di migliorare i risultati delle imprese umane, ma la colloca nell’ambito di un orizzonte di cooperazione che è stata la tendenza dominante nell’evoluzione della vita e nello sviluppo della complessità delle reti e del sistema della rete di reti (Cfr. …. Margulis…. Lo stesso Darwin non riteneva la lotta per la sopravvivenza l’unica legge della vita, ma considerava la cooperazione altrettanto se non più importante; l’interpretazione restrittiva del darwinismo come teoria dell’ homo homini lupus è una forzatura della cultura capitalista).

La comunità

L’affermarsi di una nuova rete sociale di reti credo che richieda la rinascita (in parte come recupero ed in parte come nuova creazione) della comunità locale, basata sulla condivisione di un territorio sufficientemente omogeneo e non troppo esteso e di una cultura dinamica, il cui equilibrio sia in continua evoluzione, con una costante dialettica tra passato e futuro, cioè fra memoria e immaginazione creatrice.

Una comunità in cui ogni individuo possa, se lo vuole, relazionarsi concretamente con qualunque altro, dispiegando il più possibile le proprie potenzialità e arricchendosi di quelle degli altri.

Una comunità locale strutturata come una rete autopoietica, in rete con altre comunità all’interno di una rete globale, che si senta una “comunità del mondo”, un organo di organismi più ampi (la provincia, la regione, lo Stato, la comunità europea) e, al limite, dell’organismo umanità.

Questa forma sociale è la più adatta a consentire la realizzazione delle singole identità individuali, in un rapporto dialettico con l’identità del gruppo sociale.

Identità, le une e l’altra, che non costituiscono tanto un obiettivo da raggiungere una volta per tutte, quanto un continuo processo di ricerca le cui conquiste costituiscono altrettante tappe per nuovi traguardi.

 

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Commenti più recenti

04.05 | 12:29

Mi fa molto piacere il suo commento. Massimo Calanca

...
04.05 | 12:05

parole chiare che mi orientano

...
31.05 | 11:43

Grazie Massimo e Giuliana, avete creato una delle più grandi scuole di formazione, di vita, di gioia che e di trasformazione della persona che esiste.

...
30.05 | 23:51

Grazie Massimo per le belle parole e per avermi insegnato a crescere.

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