Identità e diversità: l’Io ed il Tu

Il concetto di identità richiama di per se stesso quello di diversità: quello che rimane uguale a se stesso si distingue da ciò che cambia, ovviamente, ma i due concetti non possono essere separati in quanto l’uno richiama l’altro e viceversa. Questa complementarietà non è solo un fatto filosofico o linguistico, ma è una legge della vita e del suo sviluppo. Infatti, in ogni processo trasformativo di un organismo (sia esso biologico, mentale o culturale) il cambiamento è possibile proprio perché c’è qualcosa che rimane uguale a prima (altrimenti l’organismo non esisterebbe più); e viceversa, questo qualcosa può sopravvivere proprio soltanto in grazia del cambiamento di altre parti dell’organismo stesso (altrimenti l’organismo morirebbe, perché la stasi è incompatibile con la vita). Senza la complementarietà tra identità e diversità, tra conservazione e cambiamento, la vita non potrebbe esistere.

Questo vale anche per la nostra personalità, per il nostro Io, che ha bisogno per evolversi e rimanere vitale di una dialettica costante tra la tendenza conservativa e la tendenza trasformativa. Questo significa anche che l’Io ha bisogno dell’altro da sé, l’identità ha bisogno della diversità e l’Io, senza il Tu, non può esistere (Cfr. Martin Buber, Il principio dialogico, cit.).

Noi siamo esseri sociali, siamo concepiti da una relazione tra il padre e la madre, ci sviluppiamo nell’utero in relazione costante con la madre (e con il padre, anche se meno immediata), nasciamo in relazione (con la madre, innanzitutto, ma anche con gli altri che la sostengono nel parto) e cresciamo in relazione ai genitori, ai fratelli, ai nonni e via via con tutti gli altri adulti e i nostri pari significativi, cui si aggiunge gradualmente e sempre più direttamente la relazione con la società e la cultura. Certamente, possiamo isolarci, o per patologia psichica, o per avvenimenti straordinari che subiamo, o per decisione; ma in ogni caso l’altro rimane importante, o perché ce ne difendiamo, o perché lo desideriamo, o perché lo neghiamo.

L’importanza dell’altro è tale che spesso ne abbiamo paura e cerchiamo di controllarlo assumendo potere su di lui. Allora lo trasformiamo in “oggetto”. Buber direbbe che la relazione Io-Tu diventa una relazione Io-Esso, in cui tentiamo di costringere l’altro al nostro servizio, con tutti i mezzi “leciti” (ma a volte anche illeciti) che la cultura ci mette a disposizione, dalla seduzione, al vittimismo, al ricatto affettivo, alla manipolazione, alla violenza sado-masochistica vera e propria.

L’altro è il partner, i genitori, i figli, gli amici, i parenti, i colleghi di lavoro, il prossimo in genere; è lo “straniero” di un’altra cultura; ma anche la natura, il mondo, la realtà, la vita. E anche quella parte di noi stessi che non conosciamo, che non vogliamo conoscere o che rifiutiamo. Assumendo potere di controllo sull’altro ci illudiamo di essere meno vulnerabili, di evitare il dolore e, al limite, di allontanare la morte. Ma, appunto, è un’illusione. Ci condanniamo soltanto alla solitudine esistenziale profonda (anche se circondati da tanti altri al nostro servizio), che non conosce la condivisione, l’amicizia e l’amore. E perciò ci condanniamo inevitabilmente ad una insoddisfazione esistenziale crescente, fino alla disperazione.

 Per superare la paura dell’altro e la lotta di potere che essa comporta dobbiamo sviluppare la nostra libertà e trasformare il bisogno dell’altro in desiderio. Il bisogno è per sua natura non libero, perché non possiamo fare a meno di soddisfarlo. Il desiderio, invece, pur non rinunciando alla forza che ci spinge ad uscire fuori di noi (de-sidera), ci mantiene la libertà di soddisfarlo, di rinviarlo o di rinunciarvi per un desiderio superiore. Se vogliamo la libertà del desiderio, dobbiamo sviluppare la nostra capacità di autonomia, che significa “centratura” in noi stessi, sul nostro asse e sul nostro progetto, capacità di amarci e di accettare i limiti e le frustrazioni. Allora la relazione con l’altro sarà una libera scelta e l’amore e l’amicizia che gli offriremo saranno una decisione ed un dono. Un dono per lui e per noi. E, viceversa, ci predisporremo a ricevere in dono dall’altro l’amicizia e l’amore.

 Identità, diversità, dialettica, principio dialogico tra l’Io ed il Tu, contaminazione e arricchimento reciproci, capacità di amarsi, di amare e di essere amati nella libertà:  sono questi i concetti fondamentali della crescita esistenziale della persona e della sua evoluzione creativa.

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Commenti più recenti

04.05 | 12:29

Mi fa molto piacere il suo commento. Massimo Calanca

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04.05 | 12:05

parole chiare che mi orientano

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31.05 | 11:43

Grazie Massimo e Giuliana, avete creato una delle più grandi scuole di formazione, di vita, di gioia che e di trasformazione della persona che esiste.

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30.05 | 23:51

Grazie Massimo per le belle parole e per avermi insegnato a crescere.

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