La coppia

La coppia

Il femminile e il maschile oggi e il progetto della persona e della coppia

(scritto insieme a mia moglie, Giuliana Montesanto, anche lei psicologa, psicoterapeuta e art-counselor)

L’identità maschile e femminile sono oggi sempre più confuse e meno definite rispetto al passato. Questo vale innanzitutto per le società industriali, ma la globalizzazione e l’omologazione culturale coinvolgono, anche su questo, aree sempre più vaste del mondo.

Ciò costituisce sia un grave problema che un’opportunità ed è aperto ad esiti opposti.

L’evoluzione culturale ha cambiato i ruoli tradizionali dell’uomo e della donna nella coppia, nella famiglia e nella società. Ha consentito, nelle società sviluppate, la conquista della parità dei diritti e la possibilità, per la donna, di esprimere capacità e talenti prima riservati all’uomo. E, per l’uomo, la possibilità di concedersi aspetti emotivi e debolezze una volta a lui proibiti.

Sono emersi però anche aspetti negativi:

da un lato una certa confusione nell’identità maschile e femminile; dall’altro l’affermarsi di quella che noi chiamiamo l’identità fallica, che nega cioè sia l’identità maschile che femminile e la cui caratteristica di fondo è la volontà di dominio.

All’interno di ogni individuo ciò significa la castrazione sia del principio maschile che del principio femminile, per diventare tutti uguali, tutti anonimi, tutti sottomessi alla cultura dominante della competizione di tutti contro tutti.

Nella coppia ciò si traduce in una lotta continua per la conquista del potere assoluto, non soltanto in forma chiaramente violenta e prevaricatrice e con modalità apertamente sado-masochistiche, ma anche attraverso la seduzione negativa e la manipolazione reciproca.

E’ necessario cogliere sia gli aspetti positivi che quelli negativi che il processo di cambiamento di cui ho parlato ha comportato, tanto per l’uomo come per la donna, per progettare un intervento efficace – sul piano psicologico e psicoterapeutico, ma anche psicosociale e antropologico - alla ricerca di un equilibrio migliore tra maschile e femminile, sia per le persone che per la coppia. E soprattutto per leggere i cambiamenti in atto nell’era contemporanea come parte di un possibile processo di trasformazione, più profondo e di vasta portata, che l’umanità potrebbe compiere nella sua storia.

Secondo noi è necessario scegliere un progetto che inserisca i cambiamenti avvenuti, gli elementi di crisi emersi e le conquiste da realizzare in un processo evolutivo dotato di senso e finalità:

Innanzitutto il progetto di una nuova identità per l’uomo e per la donna, fondata sulla ricchezza della diversità, cioè sulla piena esplicazione delle caratteristiche e delle qualità del principio maschile e del principio femminile; e sull’unificazione e l’armonizzazione delle une e delle altre, per l’affermazione della Persona, uomo o donna che sia.Inoltre, il progetto della realizzazione di una coppia basata sull’integrazione e sulla fusione del principio maschile e femminile, in cui l’uomo e la donna siano persone, di diversa entità ma di pari dignità.Ed infine il progetto di una nuova creatività e di una nuova bellezza, nell’arte di amare, che aiutino a migliorare la vita, a trasformare la storia e a dare una nuova prospettiva di speranza all’umanità.

Noi crediamo che solo attraverso un rapporto di coppia profondo e nuovo l’uomo e la donna possano realizzarsi come persone; che la sessualità, l’eros e l’amore nella coppia siano i cardini essenziali della vita; e che non sia possibile modificare i rapporti sociali e trasformare la società e la storia umana senza cambiare profondamente i rapporti di coppia.

Il contributo della psicoterapia

Quale contributo hanno dato e possono dare a questo processo la cultura psicoanalitica, la psicologia e la psicoterapia? Anche qui è necessario fare i conti con luci ed ombre.

L’analisi delle dinamiche inconsce, dei meccanismi di difesa dell’io, e in particolare delle modalità della proiezione nel transfert e nel contro-transfert  anche all’interno della relazione di coppia, ha dato e continua a dare un grande contributo, sia alla crescita individuale dei partner e alla realizzazione della loro identità, sia all’elaborazione e al superamento dei conflitti nella coppia.

La cultura psicoanalitica, però, nonostante la grande importanza che sembra attribuire al sesso maschile, è stata profondamente influenzata dalle teorie di Bachofen (Il Matriarcato), secondo le quali “la femmina è primaria, mentre il maschio è solo qualcosa che deriva da lei”. Per cui il matriarcato avrebbe preceduto il patriarcato nella storia dell’umanità, e ciò avrebbe comportato la lotta continua per il potere che echeggia in molti miti (da quello delle Amazzoni all’Orestiade) e che continua ancora oggi nella coppia e nella società.

Da questa concezione del maschile come “derivato”, prodotto evolutivo che nasce dal femminile – una volta affermatosi il potere maschile nella società e nella cultura – deriva necessariamente quello che Freud ha chiamato “rifiuto della femminilità”: cioè la tendenza del maschile a tener lontano il femminile, la paura della castrazione e della femminilizzazione da parte del maschio, il complesso di castrazione e l’invidia del péne della femmina. Anche secondo Jung l’eroe deve sottrarsi, attraverso una serie di prove e di morti/rinascite, al femminile originario, al quale però tornerà ineluttabilmente con la morte.

Questo schema ha avuto ed ha una certa utilità per affermare l’importanza della separazione dal mondo materno e dell’evoluzione dall’inconscio alla coscienza, ma ha anche alcuni limiti gravi:

  • il femminile è assimilato all’inconscio e al primordiale arcaico, cioè in qualche modo ad una situazione negativa da cui allontanarsi;
  • il maschile è solo una costruzione evolutiva, priva di fondamento originario;
  • perciò tra maschile e femminile non può esserci altro che lotta per la sopraffazione e per il potere dell’uno sull’altro.

Per uscire dai limiti di questo schema secondo noi innanzitutto è necessario recuperare alcuni aspetti del mito, che in esso vengono dimenticati.

  • Da un lato va recuperata la divinità del femminile positivo, che è da sempre presente nel mito, nelle fiabe e nelle opere d’arte, accanto agli aspetti terrificanti e divoranti del femminile e del materno.
  • Dall’altro va recuperata anche la divinità del fallo, che è originaria quanto quella femminile-materna della vagina e dell’utero, come testimoniano moltissimi reperti archeologici e mitologici.

Senza valorizzare entrambi questi archetipi come originari non c’è la possibilità di riconoscere sia un principio maschile che un principio femminile, diversi ma ugualmente indispensabili alla vita, che è necessario integrare e armonizzare nell’identità dell’uomo e della donna. (Cfr Eugene Monick, Phallos, il maschile nel mito, nella storia, nella coscienza d’oggi.)

Il riferimento culturale che sentiamo più vicino ai nostri concetti di principio femminile e principio maschile è la concezione cinese dello Yin e dello Yang.  Yin e Yang corrispondono rispettivamente al femminile-materno e al maschile-paterno, ma sono una dualità presente in ogni singolo essere umano “nel coesistere dello spirituale e del sensibile” (Cfr. Richard Wilhelm, commento a I Ching, il libro dei mutamenti dell’antica Cina). Sono contrapposti ma non contrari; complementari e non in conflitto. Rappresentano “la natura di fronte allo spirito, la terra di fronte al cielo, lo spaziale di fronte al temporale…”. Ed entrano in gioco non solo nel rapporto tra uomo e donna, ma anche tra persone dello stesso sesso.

Le caratteristiche del principio maschile e del principio femminile

A proposito delle caratteristiche del maschile e del femminile, gli psicologi e gli psicoanalisti hanno discusso a lungo se esse derivino dalle diversità biologiche e genetiche, finendo spesso per confondere natura e cultura (Cfr. Donata Francescato, Amore e potere. La rivoluzione dei sessi nella coppia e nella società).

Spesso queste teorie sono state solo un altro episodio della lotta tra uomini e donne per il potere.

Ma, anche se i cambiamenti sociali e culturali hanno mostrato che molte differenze tradizionali tra uomo e donna vengono meno con il mutare del contesto, la soluzione secondo noi non sta nel rinunciare a cogliere le differenze tra maschile e femminile.

Bisogna chiarire però che le diverse caratteristiche e qualità riguardano il principio maschile e il principio femminile, i quali non coincidono affatto con l’uomo e con la donna, ma sono presenti – in misure diverse e variabili – in ciascun essere umano, in modo relativamente indipendente dal suo sesso. Anche se per l’uomo è auspicabile un’identità che esprima al meglio possibile le qualità del principio maschile, e altrettanto vale per la donna con le qualità del principio femminile, l’obiettivo di fondo per l’essere umano è realizzare l’identità di persona, nella quale maschile e femminile siano armoniosamente integrati e fusi.

L’identità di genere è, secondo noi, secondaria rispetto all’identità di persona. E la coppia è il luogo ideale – la “palestra” naturale – che la vita ci offre per realizzare questa identità di persona, attuando tutte le trasformazioni e le integrazioni necessarie. In questo processo è utile conoscere le qualità del principio maschile e del principio femminile esplorate dalla Sophianalisi (Cfr Antonio e Paola Mercurio, Unificazione ed armonizzazione  del principio maschile e del principio femminile ). Eccone l’elenco completo:

Attributi e qualità del principio maschile

  1. Capacità e attività penetrativa.
  2. Capacità riflessiva e capacità di sviluppare il pensiero e la ragione in maniera sintetica e induttiva-deduttiva.
  3. Capacità e progettualità di fecondare tutto quello che femminile.
  4. Capacità esplorativa del mondo esterno.
  5. Capacità di ricercare e rispettare le leggi ancorate alla vita dell’Universo.
  6. Capacità di arginare ed ordinare il caos e di guidarlo verso una progettualità.
  7. Capacità di sentire e di agire con forza, potenza e impetuosità.
  8. Capacità creativa-inventiva.

 

Attributi e qualità del principio femminile

    1. Capacità e attività ricettiva.
    2. Capacità intuitiva e capacità di pensare e ragionare in maniera analitica.
    3. Capacità di sentire e di agire con dolcezza, grazia e tenerezza.
    4. Capacità di dare continuità, stabilità e sviluppo ai progetti del principio maschile.
    5. Capacità esplorativa del mondo interno.
    6. Capacità di trasformazione profonda (o trasmutazione).
    7. Capacità di armonizzare gli opposti.
    8. Capacità di sintonizzarsi sulle leggi della natura e del microcosmo.
    9. Capacità creativa – artistica.

 

Noi ci limitiamo a sottolinearne soltanto due: la capacità e attività penetrativa del principio maschile e la capacità e attività ricettiva del principio femminile. Queste caratteristiche e qualità sono una sorta di archetipi, cioè di immagini simboliche universali e filogenetiche presenti nella psiche umana. Esse non derivano direttamente da cause genetiche, ma sono a nostro avviso “epigenetiche”, nel senso che sono il frutto di una interazione continua (o “accoppiamento strutturale”, come direbbero Maturana e Varela), nel corso della filogenesi umana, tra le caratteristiche biologiche determinate dai geni e l’ambiente, sia naturale che culturale. Affermare ad esempio che accogliere per trasformare, da un lato, e penetrare la realtà, dall’altro, sono qualità che possono essere sviluppate sia dalle donne che dagli uomini, non richiede di negare il fatto che la vagina e l’utero sono naturalmente adatti all’accoglienza e alla trasformazione, così come il péne lo è alla penetrazione, e che ciò non è senza conseguenze sugli archetipi del maschile e del femminile nell’uomo e nella donna.

 

La ricchezza della diversità

Da tutto questo, secondo noi, emerge l’importanza di salvaguardare e sviluppare la ricchezza della diversità. Le caratteristiche e le qualità del principio maschile e del principio femminile sono tutte molto importanti; sono conquiste di un lungo cammino evolutivo della vita che vanno conosciute, salvaguardate e coltivate, in modo da poterle integrare ed armonizzare nell’identità di persone uomini e di persone donne sempre più ricche e mature. E in progetti di coppia che favoriscano la crescita continua dei partner, ed insieme tendano alla loro fusione nell’amore, che è cosa del tutto diversa dalla simbiosi.

La ricchezza della diversità è fondamentale anche per la cultura. Il processo di unificazione del mondo e dei popoli, forse è necessario al progredire dell’evoluzione umana, ma non deve significare omologazione e appiattimento delle diversità. Come ha scritto Jeremy Rifkin, “perdere l’accesso alla straordinaria varietà culturale creata da decine di migliaia di anni di storia sarebbe tanto devastante, per la nostra futura capacità di sopravvivere e svilupparci, quanto la perdita della diversità biologica nel mondo naturale” (Jeremy Rifkin, L’era dell’accesso. La rivoluzione della new economy ).

La ricchezza della diversità nella coppia e nella cultura sono strettamente collegate, come mostra il nostro riferimento ai concetti cinesi di Yin e Yang. Tutte le caratteristiche e le qualità sviluppate dalle varie culture per il maschile e per il femminile, così come tutte le molteplici forme che hanno assunto nella storia culturale i rapporti uomo-donna, - anche quelle su cui non siamo d’accordo e che vorremmo cambiare - sono elementi importanti nella ricerca di un progetto di coppia per il terzo millennio.

L’affermazione di un nuovo tipo di coppia travalica l’ambito esclusivo dei rapporti privati per diventare elemento di trasformazione e di arricchimento della società, della cultura e della storia.

Per la nostra ricerca, ad esempio, il concetto di resa di Deepak Chopra (Cfr. Il cammino verso l’amore. Quando i sentimenti possono trasformare il corso dell’esistenza ), che è frutto di una rielaborazione della cultura indiana integrata con quella occidentale, è molto utile per comprendere quella che, con un altro linguaggio,  Antonio Mercurio chiama fusione di coppia e che, come abbiamo detto sopra, non va confusa con la simbiosi.

La simbiosi è un legame basato sul bisogno: due persone incomplete e immature, incapaci di autonomia e spaventate dalla libertà, si uniscono appoggiandosi reciprocamente e, un po’ come i gemelli siamesi, sono obbligate a procedere insieme, spesso odiandosi profondamente per questo. La fusione invece è una scelta libera di due persone che hanno conquistato l’autonomia e la libertà nella capacità di amare se stessi e l’altro, ed è il frutto di un lungo percorso della coppia, fatto di saggezza, dolore, arte, di continui superamenti e trasformazioni delle dinamiche proiettive e di continue decisioni di amore. Significa la fusione degli Io dei rispettivi partner, che è sintesi di uguali ed insieme sintesi di opposti, di maschile e femminile, dell’Io con il Tu, secondo la prospettiva del principio dialogico di Martin Buber (Cfr. Il principio dialogico e altri saggi, cit). Nel rapporto tra due persone la fusione sta alla simbiosi come nel rapporto di gruppo e nella società il Noi della coralità e del principio organismico stanno a all’omologazione di massa: nei primi (fusione e coralità) la ricchezza dell’Io e la soggettività dell’individuo sono conservate e potenziate; nei secondi (simbiosi e massa) diventano confuse e si perdono. La fusione dell’Io e del Tu della coppia nel Noi, la realizzazione della coralità e del principio organismico richiedono una profonda trasformazione dell’Io, ma non una rinuncia all’Io. Ciò significa che l’Io deve andare oltre i suoi limiti, piegando il proprio orgoglio, perdendo il proprio Assoluto, la propria Teomania, la volontà di dominio e le difese schizo-paranoidi, aprendosi al Tu e al progetto evolutivo del Sé personale e cosmico, in un processo di integrazione che lo rende più ricco e più ampio.

L’Io e la soggettività sono, secondo noi, il frutto di un lungo processo evolutivo, in sintonia con il progetto della Vita e del Cosmo, non un “incidente di percorso” che occorre superare per tornare all’unità con il Tutto. La cultura umana, in particolare negli ultimi secoli, ha visto una grande crescita della soggettività. E’ una ricchezza che non bisogna perdere, ma unificare ed integrare in una coralità più ampia, in cui ognuno arricchisce con il suo apporto originale e unico la creatività del coro e dell’organismo.

Come per Chopra – e per la cultura indiana – la resa nella coppia significa arrendersi all’amore e unificarsi con il Sé cosmico, così per noi la fusione di coppia si inserisce in un processo più ampio: quello della creatività corale e del principio organismico, che sono necessari alla realizzazione di un progetto di bellezzache non riguarda soltanto la coppia ma l’umanità e contribuisce a trasformare il mondo e la storia dell’uomo. Un progetto di bellezza artistica, e per questo immortale.

Quale amore e per quale coppia

La coppia è la relazione fondamentale tra l’Io ed il Tu in cui affermare il principio dialogico, la reciprocità e la circolarità dell’amarsi, amare ed essere amati nella libertà.

Non bisogna confondere l’amore che è necessario alla coppia con l’innamoramento o con la passione, come avviene normalmente nella nostra cultura (Cfr: Denis de Lautremont, L’amore e l’occidente). Innamoramento e passione sono condizioni esistenziali e vissuti psicologici importanti e per molti aspetti vitali e rigeneranti, ma di per sé sono destinati a non durare e non possono perciò da soli fondare la scelta di un amore che desidera tendenzialmente impegnarsi in un progetto di una vita intera.

Innamoramento e passione sono il frutto, sul piano psicologico, di proiezioni sul partner di parti di noi, di bisogni profondi, di nostre memorie ancestrali e di esperienze precoci di relazione con le figure genitoriali. Una proiezione “pre-edipica” nell’innamoramento (che così si caratterizza come riedizione attraverso il transfert sul proprio partner della relazione di base con la madre, sia per l’uomo che per la donna).

Ed una proiezione “edipica” nella passione (che così rappresenta la riedizione attraverso il transfert sul partner dei vissuti edipici di desiderio di possesso della madre, per l’uomo, e del padre, per la donna - obiettivi entrambi proibiti, “tabù”, nella nostra cultura per il bambino/a, a causa della presenza minacciosa del genitore dello stesso sesso come “rivale”, e per questo tanto più desiderabili e irresistibili nella riedizione da adulti nella relazione amorosa, quanto più l’incontro di coppia è ostacolato da un impedimento, sia esso un marito o una moglie, come per Paolo e Francesca, o due famiglie rivali, come per Romeo e Giulietta).

Per questo il partner ci sembra così speciale ed unico e viviamo una sensazione di magia nell’idillio iniziale dell’innamoramento. E per questo ci sentiamo travolti da una forza più grande di noi nella passione amorosa e, anche se soffriamo, non possiamo sottrarci alla ricerca dell’altro.

Le proiezioni, come altri meccanismi psichici (identificazione, sublimazione, ecc.), hanno una grande utilità ed una grande forza.  Senza di esse non usciremmo da noi stessi, non entreremmo in relazione con l’altro e non potremmo provare empatia. Inoltre, spesso hanno la forza dirompente di quello che i greci chiamavano “daimon”, una sorta di divinità insita in alcuni aspetti della natura (e in particolare nella passione amorosa, che miticamente attribuivano alle ferite delle frecce di Eros).

Le proiezioni sono però il frutto di bisogni psichici che attivano meccanismo automatici e per questo mancano di libertà. Perciò è importante da un lato utilizzarne la forza indirizzandola costruttivamente, per quanto è possibile e ne siamo capaci. E, dall’altro, non rimanere in balia del loro agire automatico e deterministico per conquistare spazi sempre più ampi di libertà.

Sotto la loro spinta usciamo dall’inerzia dell’io e dell’istinto di conservazione per dirigerci verso l’altro ed

aprirci alla trasformazione che ciò comporta. Ma questo è solo l’inizio dell’amore, quella parte che nasce come “stratagemma” della natura per favorire l’incontro. Ma l’amore umano è qualcosa di più e di diverso da quest’impulso naturale, perché l’abbiamo sviluppato verso una dimensione spirituale che trascende, senza negarli ma rimanendone profondamente intrecciata, gli aspetti esclusivamente materiali e deterministici della vita per conquistare la libertà. In questa dimensione più evoluta l’amore non è più solo bisogno di possesso, ma diventa dono. Non è più passione ma decisione e azione. Non è più solo istinto naturale, ma conquista pienamente umana.

Se ci si lascia solo agire dagli impulsi dell’innamoramento e della passione, l’amore è un idillio di breve durata, o una fiammata che passa, una malattia da cui si guarisce o in cui si soccombe, ma sul quale non si costruisce né la coppia duratura, né la famiglia, né la responsabilità paterna e materna.

La Sophianalisi di Antonio Mercurio introduce novità importanti, secondo noi, nella concezione del maschile e del femminile e del loro incontro nell’amore di coppia, a cui ci siamo in parte ispirati (Cfr. Antonio Mercurio, Teoria della persona e Amore e persona. Una teoria della coppia). In particolare:

  1. Le caratteristiche e le qualità del principio maschile e del principio femminile vanno conosciute e valorizzate, alla ricerca della loro unificazione ed armonizzazione.
  2. Nella coppia, l’amore come dono va sostituito all’amore come possesso, dopo aver vissuto reciprocamente il possesso tra i partner (specie se non si è vissuto abbastanza nell’infanzia il possesso della madre e del padre).
  3. Ciò permette che la tragedia del conflitto edipico o la sua soluzione rinunciataria proposta da Freud possano essere superati attraverso il dono della madre al figlio da parte del padre (e del padre alla figlia da parte della madre), la restituzione con gratitudine da parte del figlio o della figlia, dopo il necessario possesso simbolico del genitore, e la realizzazione dell’amore circolare.
  4. Così l’amore non è più semplicemente un’emozione o sentimento, ma diventa innanzitutto una decisione.

 

Cinema e amore di coppia

Le caratteristiche e le qualità del maschile e del femminile e dell’amore di coppia che abbiamo descritto, non sono pienamente illustrabili soltanto attraverso le parole, ma a volte hanno bisogno delle immagini. Per questo spesso utilizziamo con le coppie e con le persone alcuni film o alcune sequenze.

Qui ve ne consiglio alcuni:

  1. Lezioni di piano, di Jane Campion, sequenza dell’immersione di lei legata al pianoforte, per parlare dell’inconscio esistenziale e dell’incesto intrauterino.
  2. Il silenzio degli innocenti, di Jonathan Demme, sequenza del travestimento e della danza dell’assassino di fronte allo specchio, per parlare dell’identità fallica.
  3. Il vento ci porterà via, di Abbas Kiarostami, sequenza della mungitura del latte, per le caratteristiche di mistero, accoglienza e nutrimento del principio femminile.
  4. Oci Ciornie, di Nikita Michalkov, sequenza dell’immersione di Romano vestito di bianco nella piscina di fango, per parlare della capacità penetrativa del principio maschile.
  5. A beautiful mind, di Ron Howard, sequenza della carezza e della mano sul cuore, per parlare della capacità del femminile di accogliere per trasformare e di valorizzare il cuore rispetto alla testa.
  6. Biancaneve e i sette nani, di Walt Disney, sequenza dell’invito di Biancaneve ai nani a lavarsi, per parlare del potere femminile come servizio al maschile per farlo crescere.
  7. Kirikù e la strega Karabà, di Michel Ocelot, per parlare della capacità del maschile di curare la ferita del femminile.
  8. Gatto nero, gatto bianco, di Emir Kusturika, sequenza dell’amore tra i girasoli, per parlare dell’eros, della seduzione positiva (ad es. Amore e Psiche, oltre a quella negativa di Circe e delle Sirene).
  9. Otto e ½, di Federico Fellini, sequenza della decisione di Guido e del carosello finale, per parlare della capacità del maschile di dare ordine al Caos.
  10. Lezioni di tango, di Sally Potter, sequenze del tango a quattro e sequenza finale del ballo in coppia sulle note di “I and You”, per parlare della sacralità dell’incontro Io Tu e del passaggio al noi e alla coralità.
  11. Odissea, di Franco Rossi, sequenza dei Feaci, come analogia con il gruppo antropologico, e sequenza dell’uccisione dei Proci, per parlare della necessità di liberarsi delle pretese da parte dell’uomo e della donna.
  12. Kaos, di Paolo e Vittorio Taviani, sequenze del figlio rifiutato (L’altro figlio), della compassione di Saro per Batà (Mal di Luna) e dell’incontro tra Pirandello e la madre (Epilogo), per parlare del dolore del rifiuto materno ma anche della ferita della madre che lo motiva, dell’importanza del principio paterno per separarsi dal potere materno negativo, e della necessità di perdonare ed amare la madre e di far proprio il suo amore per noi, per potersi aprire alla vita ed andare creativamente verso l’ignoto.
  13. Respiro, di Emanuele Crialese, sequenza del bagno con i figli e del rifiuto da parte del marito di Valeria, per parlare della forza del potere femminile, a volte imprevedibile e sconcertante, e della paura che provoca nell’uomo.

 

Parole della canzone finale

di Lezioni di tango

 

Da dove vieni?...da dove, da dove….

Dalla terra, dall’acqua, dal fuoco o dall’aria?

Quando danziamo, allora sono sicura…

Io so… io so che tu…………………………..

 

Tu ed io,

io e tu

uno è uno

e due sono uno.

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Commenti più recenti

04.05 | 12:29

Mi fa molto piacere il suo commento. Massimo Calanca

...
04.05 | 12:05

parole chiare che mi orientano

...
31.05 | 11:43

Grazie Massimo e Giuliana, avete creato una delle più grandi scuole di formazione, di vita, di gioia che e di trasformazione della persona che esiste.

...
30.05 | 23:51

Grazie Massimo per le belle parole e per avermi insegnato a crescere.

...
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