La sintesi degli opposti

La sintesi degli opposti

Questa concezione dell'arte di vivere, o dell'arte esistenziale, ha come elemento fondamentale il concetto di sintesi degli opposti.

L’unificazione degli opposti è una delle caratteristiche e delle capacità fondamentali dell’arte. La concezione della vita e dell’arte come unità o sintesi di opposti ha radici antiche, ed è stata più volte espressa da filosofi ed artisti (da Eraclito a Euripide, da Shelling a Novalis, da Shiller a Coleridge, da Hegel a Marx a Nietzsche, da Croce a Pirandello, solo per citarne alcuni).

La sintesi degli opposti è particolarmente adatta all’arte di vivere. La vita e la realtà non sono univoche o monosemiche, cioè non hanno un solo significato, come si sforza di farci credere la nostra razionalità. Non solo la psiche è fatta insieme di coscienza e di inconscio, ma sono tutta la realtà e la vita che racchiudono una pluralità di significati, spesso tra loro contraddittori, ma compresenti.

Noi ne scegliamo di volta in volta qualcuno e lo assolutizziamo convincendoci che è l’unico. Questo l’uomo ha cominciato a farlo con il linguaggio: ogni parola definisce qualcosa restringendone i molti aspetti e significati possibili in uno solo. Questo è importante per comunicare e capirci, cioè per il vivere sociale. Ma ci esclude una grande parte della realtà.

La parola, il linguaggio, la razionalità separano le cose le une dalle altre, in categorie diverse, scindono l’ambivalenza delle cose e della vita in concetti opposti: bene e male, oscurità e luce, vita e morte, giorno e notte, amore e odio, maschile e femminile, ecc. Ognuno di questi concetti esprime qualcosa di vero, ma essi da soli e separati non esistono veramente. Esistono soltanto nella dialettica, nel confronto e nella sintesi continua tra di loro, e formano il tessuto della vita come la trama e l’ordito.  

Nella vita pratica dominata dalla ragione li maneggiamo distinguendoli e separandoli. Ma ogni tanto l’arte ci riporta all’unità degli opposti, creando nuovi simboli (syn-ballein), trovando nuove sintesi tra loro e facendoci così intravedere nuove possibilità di esistenza. E’ questa stessa capacità di unificazione degli opposti che dobbiamo trasportare nella ricerca dell’arte di vivere.

Significa che non possiamo solo occuparci del bene e dimenticarci del male, degli aspetti luminosi della vita dimenticandoci di quelli oscuri, della saggezza rimuovendo la follia, dello spirito disprezzando la carne (o viceversa); vedere soltanto l’amore che ci anima dimenticando che ci portiamo dentro anche l’aggressività, la violenza e l’odio. Né possiamo pretendere di trasformare tutte le parti negative in positive e tutte le parti oscure in luminose. Possiamo fingere di farlo, mentendo a noi stessi prima che agli altri,  ma le parti oscure continueranno ad esistere e ad agire a nostra insaputa, inquinando la nostra esistenza.

Dovremo invece conoscere il più possibile tutte le nostre parti, non rifiutandone nessuna, a volte scegliendo tra gli opposti che ci abitano quello più adatto a realizzare il progetto che ci siamo dati; altre volte utilizzando la nostra creatività per trovare tra loro una sintesi nuova, che ci può aprire a dimensioni più ampie di esistenza.

 

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Commenti più recenti

04.05 | 12:29

Mi fa molto piacere il suo commento. Massimo Calanca

...
04.05 | 12:05

parole chiare che mi orientano

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31.05 | 11:43

Grazie Massimo e Giuliana, avete creato una delle più grandi scuole di formazione, di vita, di gioia che e di trasformazione della persona che esiste.

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30.05 | 23:51

Grazie Massimo per le belle parole e per avermi insegnato a crescere.

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