Tendenze dell'arte dal Novecento ad oggi

Dall’espressionismo astratto all’arte esistenziale

Lezione alla Scuola di Art-Counseling  di CinemAvvenire - 2014

Nel Novecento, con la crescita esponenziale del ruolo delle masse prima e con l’esplosione dei consumi di massa poi, si diffonde anche una certa visione ottimistica del progresso, o almeno la volontà di fare i conti con ciò che esso produce, nonostante tutti i limiti della società contemporanea che vengono denunciati da tanti movimenti artistici.

Il Futurismo porta a conseguenze estreme una tendenza che, già con Leonardo e Marsilio Ficino, nel Rinascimento, aveva considerato la bellezza delle macchine qualcosa di notevole quasi quanto la bellezza della natura e dell’uomo; e che, con l’invenzione della macchina a vapore, era diventata un entusiasmo estetico, che aveva portato poeti come Carducci a cantare la locomotiva come mostro bello e terribile, simbolo del trionfo della ragione contro l’oscurantismo (Inno a Satana). (Cfr. Umberto Eco, Bellezza, storia di un'idea dell'Occidente).

Nella seconda metà del ‘900 nasce la pop art: gli artisti “non disprezzano la cultura commerciale standardizzata, ma l’accettano come una realtà di cui farsi interpreti” (Gianfranco Maraniello, Il caffè dell’arte contemporanea, DVD, Edizioni La Repubblica e L’Espresso).

Andy Warhol vuole annullare ogni soggettività dell’artefice e usa le immagini note della pubblicità attraverso due procedimenti:

  1. il soggetto è ripetuto serialmente (ad es. barattoli di zuppa e bottiglie di Coca-Cola);

       2. l’immagine è dilatata e isolata al centro della tela (i ritratti, ad es. Marilyn Monroe).

Scrive Roy Lichtenstein: “Fuori c’è il mondo, il vero mondo; la pop art è rivolta al mondo”.

     E Claes Oldemburg: “Sono per l’arte che prende le sue forme dalla vita…”

Non importa che gli oggetti siano bottiglie, barattoli, scatole usati e riutilizzati.

La scoperta della materia

Morandi aveva cercato fin dai primi decenni del Novecento e ha continuato a cercare fino alla fine dei suoi giorni (1964) proprio in questo il segreto della Bellezza: “il suo scaturire, in modo inatteso, dalla patina di grigio che copre l'oggetto qualunque” (E. Eco, op. cit.). Le sue opere influenzeranno notevolmente l’arte italiana e non solo, e lo stesso cinema (Antonioni, Fellini, Pasolini).

L’arte contemporanea ha scoperto il valore e la fecondità non solo degli oggetti, ma della materia più in generale, proprio per reagire allo spiritualismo (Croce, ma anche altri) che considerava l’intuizione-espressione la cosa veramente importante nell’arte, mentre la realizzazione tecnica era solo accessoria e secondaria.

“Bellezza, verità, invenzione, creazione non stanno solo dalla parte di una spiritualità angelicata, ma hanno anche a che fare con l'universo delle cose materiali …. … per la maggior parte dell'arte contemporanea la materia diventa non più e soltanto il corpo dell'opera, ma anche il suo fine, l'oggetto del discorso estetico. Con la pittura detta "informale" si assiste al trionfo delle macchie, delle screpolature, dei grumi, delle falde, degli sgocciolii. Essa usa questo materiale per fare un'opera e, così facendo, seleziona, mette in evidenza, e quindi conferisce una forma all'informe, e vi pone il suggello del suo stile” (U. Eco, op. cit.).

 

L'informale e l'espressionismo astratto

Con l’arte informale e con l’espressionismo astratto si rivaluta, oltre alla materia, il gesto creativo, che è l’espressione intima dell’artista.

Si cerca un linguaggio nuovo che rompa “gli schemi formali per dare libero sfogo all’espressività individuale” e, nello stesso tempo, ci si “concentra sulla ricerca materica, gestuale e segnica” (Luca Massimo Barbero, Informale, la poetica della materia, DVD, Editore La Repubblica e L’Espresso).

Lucio Fontana, con la sua ricerca spaziale che taglia e buca le tele per “abbattere le barriere tra pittura e scultura”, e Alberto Burri, con l’uso dei materiali più diversi (ferri, plastiche, legni, tela di sacco), cuciti, lacerati e deformati dal fuoco per “esaltare la materia come fosse colore esaltandone la forza estetica ed emotiva”, sono due esponenti di spicco di questa corrente pittorica che, come dice Jean Fautrier, è consapevole che “nessuna forma d’arte può dare emozioni se non si mescola con una parte di reale ….. Il reale è la spinta iniziale: esso da il via a tutto ciò che segue. Non resta che lasciarsi andare.”

Nell’action painting, nella tecnica del dripping di Jackson Pollok, in cui l’artista fa sgocciolare il colore come in una danza sciamanica, c’è insieme l’importanza della materia (il colore) e del gesto espressivo, che è importante quanto l’opera finita.

Dice Pollock: “L’artista moderno lavora per esprimere il movimento, l’energia e le altre forze interiori”.

E Franz Kline: “… le mie sono esperienze di pittura; questo non vuol dire che io decida in anticipo che dipingerò un’esperienza definita ma, mentre dipingo, questa diventa un’esperienza autentica per me”.

La stessa l’estetica “new dada”, che prende spunto dal dadaismo di Marcel Duchamp e utilizza i “ready-made”, oggetti di uso quotidiano provocatoriamente proposti come opere d’arte (famoso è “L’orinatoio rovesciato” di Duchamp), anche se rifiuta le emozioni in nome dell’arte concettuale, è da un lato interessata alla materia, dall’altro usa gli oggetti comuni per “spostare l’attenzione dello spettatore da ciò che viene rappresentato al metodo della rappresentazione” e, dall’altro ancora, vuole far emergere dagli oggetti quotidiani altri significati, rielaborandoli con “l’occhio dell’artista, che dona loro un inedito valore estetico” (Carlos Basualdo, Neo Dada, la riflessione sul fare arte, DVD).

L’interazione tra arte e vita reale “è uno dei temi centrali della poetica neodadaista” (ibid.).

Dice Robert Rauschemberg: “Desidero integrare nella mia tela qualsiasi oggetto legato alla vita…. La pittura è in rapporto sia con l’arte che con la vita…”.

E’ proprio questo interesse che porta Rauschemberg a partecipare agli happening, un nuovo genere artistico sviluppato in particolare dal musicista John Cage, una forma di spettacolo che unisce musica, danza, teatro, pittura e che è basata sull’improvvisazione e sul coinvolgimento “strutturale” del pubblico all’interno dell’opera stessa, la quale perciò è diversa ad ogni rappresentazione.

Nouveau Réalisme. La realtà tra arte e vita

Mentre in America si afferma la pop art, in Europa, e in particolare in Francia, si sviluppa il Nouveau Réalisme, il quale conferisce all’oggetto di uso comune un valore di testimonianza attraverso il “riciclaggio poetico”.

A Milano Piero Manzoni fonda la rivista Azimuth, una rivista di ricerca sull’arte su cui scrivono artisti (Jasper Johns, Robert Rauschenberg, Yves Klein, Lucio Fontana), poeti (Edoardo Sanguineti, Nanni Balestrini, Elio Pagliarani) ed altri protagonisti degli anni Cinquanta e Sessanta, e che sarà un punto di riferimento importante per l’arte contemporanea in Italia.

Manzoni però è più noto per la famosa provocazione alla Biennale di Venezia del 1961: la Merda d’artista, 90 scatolette di 30 grammi di feci “conservate al naturale” offerte al prezzo corrente dell’oro. Un’opera accusata di cattivo gusto, ma con “una complessa valenza concettuale, con riferimenti alla mitologia, alla psicoanalisi e al feticismo del mondo artistico” (Luca Massimo Barbero, Nouveau Réalisme, la realtà tra arte e vita, DVD).

Ha scritto Manzoni: “… l’artista ha conquistato la sua integrale libertà: la materia pura diventa pura energia. ….Non c’è nulla da dire: c’è solo da essere, c’è solo da vivere.”

La figura umana. Il corpo come specchio dell’esistenza

Dopo le tragedie della guerra, in controtendenza rispetto all’astratto e all’informale, alcuni artisti riscoprono la figura umana, non per esaltarla, ma per riflettere “sulla fragilità, la solitudine e i limiti dell’essere umano” (Gabriella Belli, La figura umana. Il corpo come specchio dell’esistenza, DVD Il caffè dell’arte contemporanea, Edizioni La repubblica-L’espresso). E’ l’immagine di un essere umano sofferente, il cui corpo è deformato, stravolto, drammatico. In Francis Bacon, Lucine Freud, Sutherland e Ritcher “L’arte diventa uno strumento per scavare a fondo nell’interiorità e comprendere il tempo, la storia e gli errori del genere umano” (ibid.).

Il rapporto tra arte e vita, per quanto drammatico, è rafforzato. E c’è anche un ritorno all’interesse per l’uomo.

Scrive Bacon: “Penso che l’arte sia un’ossessione per la vita e, dato che siamo esseri umani, la nostra più grande ossessione è quella per noi stessi”.

Performance e Body art. L’azione diventa arte

Questo nuovo interesse per il corpo è comune anche allo sviluppo della body art, insieme ad un'altra tendenza che abbiamo visto con gli Happening di John Cage e Rauschemberg, la Performance art.

Si tratta di una forma artistica di avanguardia in cui l’opera è costituita dall’azione di un individuo o di un gruppo in un momento ed in un luogo particolari. Essa enfatizza sia l’azione dell’artista che il ruolo dello spettatore, con la sua fruizione unica e irripetibile. Al centro della rappresentazione c’è il corpo dell’artista, “che si carica di valenze estetiche e simboliche” (Michele Dantini, Performance e Body art. L’azione diventa arte, DVD, Editore La Repubblica e L’Espresso).

Nata in sintonia con i movimenti ecologisti, femministi e pacifisti, la performance vuole intervenire nella società e, nello stesso tempo, opporsi alla mercificazione dell’opera d’arte. Nell’opera non c’è solo l’aspetto estetico, ma anche e soprattutto quello etico. “L’artista diviene una sorta di sciamano moderno che, come nelle società primitive, attraverso l’azione cerca la liberazione da paure e sofferenze” (ibid.).

L’artista serba Marina Abramović indaga attraverso la performance i suoi limiti e possibilità fisiche e mentali; a volte usa i coltelli in un gioco russo che li appunta tra le dita e, quando si taglia, prende un nuovo coltello e ripete l’operazione.

“Mostrando il dolore di fronte al pubblico che guarda io mi libero dal dolore e tento anche di liberare il pubblico dalla paura del suo proprio dolore…. Una volta che sei entrato nello stato dell’esecuzione, puoi spingere il tuo corpo a fare cose che non potresti assolutamente mai fare normalmente”.

Ha scritto Bruce Nauman, un artista americano di Performance art: “Volevo usare il mio corpo come materiale e manipolarlo….. A volte succede che questa attività produce qualcosa, altre volte l’opera consiste nell’attività stessa”.

E Joseph Beuys, un artista tedesco che si è posto come artista-sciamano, fondendo la sua vicenda esistenziale con il suo essere artista e affrontando temi ambientali, politici e culturali, “sempre attento al senso sacrale del fare arte” (ibid.): “ L’arte deve essere compresa nel senso di comprensione totale. Questo significa che l’arte passa nell’uomo e l’uomo passa nell’opera d’arte…. Noi possiamo comunicare con la terra, la terra è viva, la terra può parlarci, basta cominciare ad ascoltare…”.

Con la performance art prendono spazio anche le videoinstallazioni (e la video-art).

L’interesse per la comunicazione e la manipolazione delle immagini dell’americano Bruce Nauman, attraverso la performance, ridefinisce l’identità dell’artista e dell’opera visiva.

L’arte povera. L’estetica dell’ordinario

Negli anni 60 in Italia, influenzata dalle lotte operaie e studentesche, nasce l’arte povera, che cerca di superare il quadro come retaggio borghese verso una concezione vitalistica e creativa del gesto artistico. Si utilizzano elementi poveri, naturali (vegetali, minerali) e tecnologici; ed anche simboli ed animali vivi.

Jannis Counnellis utilizza elementi naturali, come il legno, le pietre, il fuoco, il carbone, ed animali vivi (un pappagallo, dei cavalli, ecc.). “Ho visto il sacro negli oggetti d’arte comune”, dichiarerà.

E Michelangelo Pistoletto - autore tra l’altro dei quadri riflettenti in cui la superficie metallica, su cui è stampata una fotografia, riflette anche lo spettatore – fonderà la Cittadellarte, in cui vuol porre l’arte in relazione con tutti gli ambiti dell’attività umana che formano la società.

“… la più grande arte sarebbe quella di far vivere la vita sempre”.

La bellezza dei media: provocazione o consumo?

Vari movimenti d'avanguardia e di sperimentalismo artistico (dal futurismo al cubismo, dall'espressionismo al surrealismo, da Picasso sino ai grandi maestri dell'arte informale e oltre), propongono la Bellezza della provocazione. (Cfr. U. Eco, op. cit.)

“Con essi l'arte non si propone più di fornire un'immagine della Bellezza naturale, né vuole procurare il piacere pacificato della contemplazione di forme armoniche”. Al contrario, oltre alla riscoperta della materia e alla riproposta paradossale di oggetti d'uso in contesti improbabili da parte di alcuni (vedi Du Champ, il New Dada, Warrol, ecc.), altri artisti vogliono “insegnare a interpretare il mondo con occhi diversi, a godere del ritorno a modelli arcaici o esotici, ad entrare nell'universo del sogno o delle fantasie dei malati di mente, nelle visioni suggerite dalla droga…, nelle pulsioni dell'inconscio” (ibid).

Ci sono molte correnti dell'arte contemporanea (vedi sopra gli happenings, le performance, gli eventi in cui l'artista incide o mutila il proprio corpo, e i coinvolgimenti del pubblico in fenomeni luminosi o sonori) in cui “sotto il segno dell'arte si svolgono una sorta di cerimonie di sapore rituale, simili agli antichi riti misterici, che propongono una esperienza quasi religiosa, di una religiosità primitiva e carnale da cui sono assenti gli dei” ....

“…Di carattere misterico, simili ai riti orgiastici di tipo dionisiaco, sono ad esempio le esperienze musicali che folle immense fanno in discoteca o nei concerti rock”(ibid).

La Bellezza

Il concetto di Bellezza, nel secolo XX è caratterizzato da molte contraddizioni e concezioni per molti versi opposte.

Il cinema, ad esempio, “propone negli stessi anni il modello della donna fatale impersonato da Greta Garbo o da Rita Hayworth, e quello della "ragazza della porta accanto", impersonato da Claudette Colbert o da Doris Day” (ibid).

Convivono e si confrontano arte di provocazione e arte di consumo, anche se il mercato, nonostante la volontà dichiarata di molti artisti (vedi ad esempio la Perfomance art), riduce sempre di più le differenze tra questi due modelli.

Inoltre, insieme a forti spinte all’omologazione culturale ed estetica, si assiste anche al fenomeno opposto: concetti e modelli diversissimi tra loro assumono contemporaneamente carattere di massa.

Dobbiamo arrenderci “di fronte all'orgia della tolleranza, al sincretismo totale, all'assoluto e inarrestabile politeismo della Bellezza”? (U. Eco, op. cit.). È un bene o un male? Io credo un po’ l’uno e un po’ l’altro.

La mancanza di un’idea di bellezza condivisa può portare al relativismo culturale senza principi e alla mancanza di gusto estetico. L’interesse diventa l’unico punto di riferimento, come mostrano spesso le brutte architetture delle nostre città. Così come l’affermarsi di un concetto di bellezza materiale del tutto esteriore, del corpo e dello stile di vita, basato sul puro narcisismo, che diventa una condanna per chi lo persegue e una nuova spinta all’omologazione.

Ma la mancanza di una idea di Bellezza condivisa può essere anche un’opportunità.

Da un lato offre una maggiore libertà di affermare ed esprimere il proprio gusto e la propria idea di bellezza.

Dall’altro apre a nuovi possibili idee e concezioni della bellezza, più adatti ai tempi che viviamo e soprattutto al futuro che vogliamo costruire.

Poiché senza bellezza la vita perde progressivamente di gusto e di significato e l’esistenza umana diventa vuota ed infelice, a ognuno di noi, non da soli ma in una ricerca corale, spetta la responsabilità di ricercare la propria visione della bellezza e di orientare ad essa la ricerca della bellezza nella propria vita.

Ha scritto Joseph Campbell: “è il cuore dell’uomo e della donna il luogo creativo del mito moderno, il centro focale dello sguardo divino.”

Il postmoderno e le nuove tendenze

Con l’affermarsi delle concezioni postmoderne, che esprimono la fine dell’ottimismo modernista e la crisi delle grandi narrazioni che avevano orientato le generazioni precedenti (illuminismo, idealismo, marxismo), non si crede più al progresso come bene collettivo ma nasce una nuova fiducia nell’individuo. Il graffitismo americano (Basquiat, Haring) ricerca il segno elementare della raffigurazione anche come una sorta di riscoperta della tradizione. Mentre la transavanguardia italiana reagisce all’intellettualismo della pittura concettuale riscoprendo la figura umana e la tecnica pittorica, in nome della libertà espressiva, dell’emotività e del recupero della manualità (Palladino).

Il pensiero ecologista si diffonde ed influenza le tendenze artistiche. La Land Art riscopre il mondo come spazio dell’opera d’arte esplorando le potenzialità artistiche dell’ambiente e della natura, considera non tanto il risultato del fare artistico quanto il processo come esperienza esemplare ed avvia un viaggio avventuroso alla riscoperta del rapporto tra uomo e natura.

Con la caduta del muro di Berlino e la fine della guerra fredda i confini dell’arte si allargano alle periferie, specialmente all’Africa e all’Asia. I nuovi artisti portano nuovi temi sociali e politici: il razzismo, l’apartheid, la condizione delle donne nei paesi musulmani, le contraddizioni della società sovietica (Kentridge, Kabakov, Walker, Nashet).

 

 

L'autorialità delle persone comuni. L' happening.

Con il nuovo millennio il ruolo dell’artista si modifica profondamente. Non più l’esaltazione individuale dell’artista come nell’espressionismo astratto di Pollok, né la dissoluzione dell’artista come nella pop art, nel minimalismo e nell’arte concettuale. Ma l’autorialità, la capacità artistica si diffonde e si moltiplica tra le persone “comuni”.

La performance si diffonde ampiamente e vede una diminuzione del ruolo dell’autore e l’aumento della partecipazione delle persone comuni (sia pubblico che emarginati pagati: Sierra). La realtà e la finzione tendono a confondersi (in sintonia con le riflessioni postmoderne); ad es. Jeremy Deller ricostruisce in grande uno storico scontro tra minatori inglesi e polizia all’epoca di Margareth Tacher. Mentre Marcello Maloberti, nelle sue performances, rende l’artista solo una specie di regista (ma un regista che si limita ad alcune indicazioni, lasciando molta libertà), mentre lo spettatore è l’interprete principale. L’artista è parte di un processo collettivo. “Mi piace immaginare un corpo collettivo nel quale raccogliere l’enorme energia vitale, scontrarmi fisicamente con le cose, l’atmosfera delle strade, la casualità della vita”.

In sintonia con il pensiero postmoderno si delineano le correnti del “post-umano”, certamente con una critica dell’antropocentrismo rinascimentale e dell’era moderna, ma anche come apertura a nuove possibilità. Da un lato la tecnologia, la chirurgia plastica, ecc. possono cambiare il corpo umano, aggiungendo nuove protesi e andando oltre le frontiere dell’identità (si pensi alle operazioni di cambiamento di sesso, o alla ricerca dell’eterna giovinezza e bellezza, ecc.). Ma dall’altro aprono anche possibilità nuove per il miglioramento della condizione umana.  Il virtuale sembra sostituire la realtà fino a distruggerla, ma rende anche possibile realizzare qualunque utopia. Negli artisti si avverte, insieme al senso tragico, anche la speranza in una nuova umanità: i nuovi abitanti del mondo possono essere un’umanità fatta di opere d’arte (cioè la vita si ispira all’arte e non più solo l’arte alla vita); e poiché l’arte è mutazione anche la vita umana può esserlo.

L’arte contemporanea, negli ultimi decenni, sembra riprendere coscienza della sua importanza e della propria funzione. Si appropria di tutte le tecniche, di tutti i linguaggi, di tutte le icone, per riportarle al suo discorso spesso costruttivo, di resistenza di fronte ai processi di disumanizzazione, o di ricerca del nuovo, ricercando un dialogo tra la tradizione e il presente, inventando una nuova tradizione.  “Se gli artisti non esprimono la coscienza sociale e i principi basilari dell’essere umano, qual è allora la funzione dell’arte?”(Al Weiwei, grande artista cinese). Dopo aver distrutto e frantumato ogni possibile schema, l’arte sembra riprendere coscienza della propria funzione. “L’arte riguarda l’esserci qui e ora. Cogliere il giorno. Cercare di cogliere la parte migliore del giorno” . ( Damien Hirst).

 

La vita come opera d'arte

Si potrebbe continuare ad esaminare altri movimenti artistici, che sono sor ti numerosi come i funghi nell’era contemporanea, nonostante il gran parlare di morte dell’arte.

Ma a me preme sottolineare qualcosa che lega questi movimenti pur tra tante contraddizioni.

L’arte contemporanea, nonostante i vari annunci di crisi e addirittura di morte, ha ampliato notevolmente il suo campo di azione rispetto al passato.

I tradizionali steccati che dividevano le diverse arti oggi sono in gran parte caduti e i diversi linguaggi si contaminano ed arricchiscono reciprocamente.

Si è sviluppata sempre più la tendenza all’opera aperta, cioè ad un’opera d’arte non più conclusa una volta per tutte dall’artista, ma suscettibile di altrettante trasformazioni e sviluppi quanti sono i fruitori e i diversi momenti di fruizione, assumendo direttamente e programmaticamente in se stessa la caratteristica propria dell’arte, anche nelle sue opere “compiute”, di “risorgere” diversa dopo ogni fruizione.

La caratteristica dell’arte di essere “sempre connessa ad un ‘fare’, e ad un fare utilizzando dei materiali, un fare che portasse l’intenzione dell’artista ad incorporarsi in un evento fisico” (U. Eco, La definizione dell’arte), si è profondamente trasformata, fino ad includere le “materie” più disparate e nuove (fino agli oggetti quotidiani, ai rifiuti, ecc.) e includendo tra esse il corpo umano (dalla danza alla body art). E fino a comprendere gli aspetti più diversi ed improbabili del “fare” (dal gesto, all’happening, alla perfomance, dai comportamenti agli allestimenti più disparati, dal mescolare macchie casuali di vernice alla copertura di monumenti e palazzi, ecc).

Tutte queste tendenze – inaugurate nel ‘900 in contemporanea all’allontanamento dal realismo e dalla imitazione della realtà, in particolare nelle arti figurative, ma anche nella letteratura , nel teatro e perfino nel cinema - hanno portato negli ultimi decenni, paradossalmente, ad un allargamento del dominio dell’arte, fino ad includere la stessa esistenza umana individuale.

E ciò sia attraverso opere d’arte che assumono il valore di testimonianza etica (mai ponendosi però come esempio morale!) del percorso esistenziale compiuto dall’autore per realizzarle; sia attraverso l’impegno delle persone a migliorare la propria vita analogamente ad una opera d’arte “in progress”, considerando la propria esistenza come “materia” da formare.

Dalla separazione tra arte, realtà e vita, con l’affermazione orgogliosa dell’autonomia dell’arte, che ha caratterizzato in particolare le estetiche e le poetiche moderne e contemporanee, si è giunti alla “vita come opera d’arte”, all’arte di vivere, cioè alla identificazione totale tra arte e vita (Bauman, Fromm, Mercurio, Schmid, ecc.).

Una concezione diversa, attualmente, da quella dell’estetismo decadentista (Wilde, D’Annunzio, ecc.), riservata orgogliosamente ad alcuni artisti “eletti”, in quanto oggi è l’essere umano in generale che ha la responsabilità di esprimere la creatività necessaria per dare senso al suo stare al mondo e cercare nuovi valori e nuovi modi di vivere il suo rapporto con se stesso, con gli altri e con la realtà.

Bibliografia

  • AA. VV. (a cura di Umberto Eco), Bellezza, Storia di un’idea dell’Occidente, Cd-Rom, Gruppo Ed. L’Espresso.
  • A.A. V.V., Il caffè dell’arte contemporanea. I movimenti, gli artisti, le opere. Edizioni La Repubblica – L’Espresso
  • Alberto Argenton, Arte e cognizione, Raffaello Cortina editore
  • Galvano Della Volpe, Storia del gusto, Editori Riuniti.
  • Lamberto Maffei e Adriana Fiorentini, Arte e cervello, Zanichelli Editore.
  • Stefano Zecchi e Elio Franzini, Storia dell’estetica. Antologia di testi, Il Mulino.

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cesare ghiselli | Risposta 04.05.2019 12.05

parole chiare che mi orientano

Massimo Calanca 04.05.2019 12.29

Mi fa molto piacere il suo commento. Massimo Calanca

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Commenti più recenti

04.05 | 12:29

Mi fa molto piacere il suo commento. Massimo Calanca

...
04.05 | 12:05

parole chiare che mi orientano

...
31.05 | 11:43

Grazie Massimo e Giuliana, avete creato una delle più grandi scuole di formazione, di vita, di gioia che e di trasformazione della persona che esiste.

...
30.05 | 23:51

Grazie Massimo per le belle parole e per avermi insegnato a crescere.

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